Le dichiarazioni di Tim Shriver

10 Ott 2016 | News

Tim Shriver – Presidente Internazionale di Special Olympics


Il senso di Fully Alive, il libro che ho scritto ed è stato tradotto in Italia in “Pienamente Vivi” non è quello di dare delle risposte ma è quello di far porre a voi stessi una domanda: “Cos’è che nella vita vi fa sentire pienamente vivi? Qual’è la verità, qual’è la storia, qual’è l’esperienza perché possiate guardare a voi stessi adesso o nel futuro e dire: “Adesso mi sento pienamente vivo”.

La mia esperienza nel lavorare, nel vivere a contatto, nel giocare con gli atleti di Special Olympics è stato un modo per iniziare un percorso che mi ha portato ad aprire il mio cuore, la mia anima ed a sentirmi più vivo. Una delle prime cose che ho imparato è vedere le cose da una prospettiva diversa; in occasione di una Cerimonia di Apertura dei Giochi Mondiali Special Olympics a tutti gli atleti era stata fornita, da uno sponsor, una macchinetta fotografica usa e getta in modo da poter scattare alcune foto come ricordo dell’evento. In cima alle gradinate c’era Bill Clinton, allora Presidente degli Stati Uniti; ad un certo punto un fotografo si accorge che un gruppo di atleti stava puntando, con le macchinette fotografiche il Presidente ma le stesse macchinette erano rivolte al contrario. Il fotografo professionista a quel punto si avvicinò loro dicendo che se avessero voluto fare una foto al Presidente avrebbero dovuto girare le macchinette fotografiche. Uno di questi atleti rispose prontamente: “Grazie, ma in realtà se guardi dal mirino al contrario funziona come un cannocchiale e si riesce a vedere bene il Presidente. Il fotografo, avendo a che fare con persone con una disabilità, aveva dato per scontato che non sapessero usare la macchinetta fotografica. Il messaggio di Special Olympics è un messaggio molto semplice ed è quello di guardare oltre, andare oltre la superficie e cercare il cuore, l’anima della persona che c’è di fronte. Quando nacque Special Olympics, nel 1968, gli atleti provenivano quasi interamente da istituti; non avevano mai preso un aereo o un altro mezzo di trasporto, non erano mai stati davanti ad un pubblico, non avevano mai fatto una gara e mai vinto nulla. Quando è stato utilizzato per la prima volta il termine Olimpico, molte persone pensarono fosse un’assurdità; alle Olimpiadi, come quelle tenutesi, di recente, a Rio de Janeiro, ci si aspetta di vedere i più grandi atleti del mondo, i corpi più forti, le strutture fisiche più potenti. Ai primi Giochi Special Olympics di Chicago, c’erano invece gli esseri umani più dimenticati del pianeta, corpi che venivano giudicati non idonei, capacità giudicate basse, deboli. La definizione – chiede rivolgendosi agli studenti – di grandezza è: “sei il migliore?”. In realtà il significato di grandezza è cos’è il meglio che tu puoi fare. Se ti impegni e dai il massimo di quello che puoi dare hai raggiunto la grandezza nei Giochi Special Olympics. Uno dei maggiori problemi, delle maggiori sfide che voi giovani vi troverete ad affrontare sarà quella di superare gli atteggiamenti che escludono le persone, quelli che io definisco atteggiamenti di distruzione di massa. I problemi della vostra epoca non saranno quelli relativi allo Stato, alla Nazione, ai confini dell’Europa, alle armi oppure al confronto tra est ed ovest, ma un problema di atteggiamento, di paura della differenza. Special Olympics è un movimento di persone con disabilità che non vi chiede di aiutarli ma chiede di unirvi a loro per creare una comunità che sia inclusiva, che accetti tutti. Ricordatevi che se vivremo a lungo tutti noi acquisiremo una disabilità, che coinvolge quasi un miliardo di persone al mondo. La disabilità non è una condizione che riguarda altri, io preferisco parlare di diverse abilità piuttosto che di disabilità perché tutti noi siamo un mix di abilità e problemi. Il movimento in Italia ha bisogno di voi, ha bisogno di persone giovani che credano nell’inclusione, ha bisogno di giovani leader che rendano le scuole, luoghi di lavoro e qualsiasi altro luogo posti inclusivi. Abbiamo bisogno di psicologi che aiutino le persone con disabilità intellettiva e che insegnino loro l’inclusione nella pratica, ma proprio ora abbiamo bisogno di persone disponibili e pronte ad agire e se vi chiedete con chi devo agire, la risposta è con Loretta Claiborne, Filippo Pieretto e tanti altri atleti che sono persone meravigliose e non vedono l’ora di condividere qualcosa con voi”.

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