Andrea e il mondo fuori

14 Ott 2017 | Storie, Storie Forum 2017

Da piccolo Andrea, 17 anni di Biella, pronunciava pochissime parole, si isolava e faceva giochi stereotipati. Se da un punto di vista motorio – ricorda la mamma Michela – il suo sviluppo procedeva senza destare preoccupazioni, verso l’anno di età mi sono accorta che invece quello relativo al suo linguaggio verbale era più lento rispetto a quello degli altri bambini della tua stessa età. Dopo un iter lungo e tortuoso, Andrea aveva due anni, arriva la diagnosi: autismo ad alto funzionamento. Finalmente avevo capito cosa aveva Andrea e soprattutto come avrei potuto aiutarlo.

 

Crescere attraverso lo sport
Andrea, che a livello cognitivo è in grado di apprendere gran parte degli insegnamenti impartiti, frequenta scienze applicate all’Istituto Quintino Sella di Biella. In classe ottiene buoni risultati, soprattutto nelle materie quantitative e nelle lingue straniere. “Fortunatamente, grazie alla diagnosi precoce, siamo intervenuti con il supporto di neuropsichiatri infantili, psicomotricisti, logopedisti ed altre figure professionali specializzate in questo tipo di problematica. Anche la scuola ha fatto la sua parte dedicando ad Andrea, fin dal primo anno di scuola materna, un insegnante di sostegno al quale sono stati affiancati negli anni educatori sia in contesto scolastico che sul territorio Pratica sci, nuoto e atletica ed ha lo sport nel sangue. Lo sport – afferma la mamma – è stato uno strumento fondamentale per Andrea che ha, nel tempo, migliorato molto le sue capacità di relazionarsi con gli altri e nelle autonomie di tutti i giorni. Effettua con regolarità attività sportive, che aumentano la sua autostima: la nuova vita di Andrea è ripartita proprio dallo sport e da Special Olympics. Ha iniziato, con entusiasmo, quando aveva 4 anni con le prime lezioni di nuoto e sci alpino, così come continua a fare adesso che è diventato un atleta, con la stessa gioia e determinazione. I suoi progressi sono stati rapidi e molto concreti: nel linguaggio e nell’alimentazione, che prima era molto ripetitiva. Ricordo la prima volta che partecipò ai Giochi Nazionali Invernali a La Thuile, aveva 14 anni e andò via di casa senza di noi per una settimana e quando fece ritorno aveva imparato ad asciugarsi i capelli da solo: la grande paura che aveva del rumore del phon era l’ultima stereotipia che gli era rimasta”.

Sport che fa cultura
Subito dopo l’ultima gara di nuoto, in occasione dei Giochi Nazionali che si sono tenuti proprio a Biella, Andrea Ferraro raccontava: “Sentire l’affetto e la fiducia delle persone che ti sono vicine è qualcosa di indescrivibile, il riconoscimento più grande. Quando gareggiavo sentivo i miei compagni di classe sugli spalti fare il tifo per me; Jacopo è stato il primo a venirmi ad abbracciare quando sono uscito dalla vasca, si è congratulato con me e ora è molto carino e disponibile. Il mio cuore batteva forte, è stato bellissimo”.

Ricordo con grande stupore – racconta ancora la mamma – di quando in occasione della Cerimonia di Apertura Jacopo, che in passato non aveva sempre avuto nei confronti di Andrea atteggiamenti di accoglienza ed apertura – mi chiese quando mio figlio avrebbe gareggiato perchè avrebbe voluto vederlo anche lui. Quando stava per iniziare la finale dei 100 metri dorso Jacopo era lì, con noi. Ricordo ogni momento di quella gara: Andrea è partito piano ma a metà vasca, quando era in quinta posizione, ha messo il turbo guadagnando posizioni su posizioni e mancando di pochissimo la medaglia d’oro. Jacopo era seduto in tribuna davanti a me, ha fatto un tifo scatenato per tutta la gara e l’ho sentito dire più volte a tutti: “Andrea è veramente un grande”.

 

Una vittoria che va oltre

Andrea – conclude la mamma – grazie alle tante opportunità che ha colto sempre con grande entusiasmo, ha un’energia immensa che dimostra in ogni cosa che fa. Il lasciarlo vivere nel mondo, fuori dal guscio familiare dentro ad un gruppo di coetanei eterogeneo, è stato inevitabile esporlo anche a chi, almeno all’inizio, non riusciva a vedere nient’altro che la tua disabilità. Evidentemente aveva bisogno di più tempo per capire ed aveva bisogno di Special Olympics. Andrea sta per iniziare l’ultimo anno scolastico e tutti i tuoi compagni gli vogliono bene e lo coinvolgono, dico tutti si, perché tra loro ci sono anche quelli che inizialmente non credevano in lui, non credevano quanto fosse così capace, di quanto sia speciale.

 

 

 

 

 

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