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Upside Down: Gabriele è un Atleta per davvero

Un Campione di determinazione

Che Gabriele fosse un campione in fatto di determinazione noi di Special Olympics lo sapevamo già. Si può dire che lo abbiamo conosciuto prima come Atleta e poi come ragazzo, oggi diventato uomo, che continua  a “crescere”  seguendo semplicemente le sue passioni e ne ha molte.

Gabriele è un giovane che puoi trovare, ad esempio, in piscina ad allenarsi, oppure in una pista di atletica a correre, dietro il bancone di una grande catena di Fast-Food dove lavora a tempo indeterminato,  in una sala da ballo insieme alla sua fidanzata e ancora:  nel ruolo di protagonista sul set di un film prodotto per la televisione o per il cinema. Si, perchè, come si dice, un po’ per caso e un po’ per desiderio Gabriele, sempre sostenuto e incoraggiato dalla sua famiglia, ha  scelto una strada che forse non avrebbe mai pensato di percorrere, con diverse ed importanti soddisfazioni all’attivo.
Da oggi lo puoi trovare al cinema: Gabriele Di Bello è infatti il protagonista del film “Upside Down” , un ragazzo che combatte non solo i suoi limiti ma anche quelli degli altri, attraverso la passione per il pugilato. In qualche modo recita un ruolo che già gli appartiene; quello di Atleta che crede in se stesso ed ha la capacità di dimostrare agli altri le proprie potenzialità.

La storia

 

Quando Gabriele è nato – racconta mamma Anna Rita –   non sapevamo che avesse la Sindrome di Down, ma l’unico momento di vero sconforto che ricordo è la mancata comunicazione della diagnosi da parte di chi avrebbe dovuto informarci. Ho dovuto costringere il primario a parlare con me per avere la notizia, che però già conoscevo, perché mi era bastato uno sguardo per capire, ma era talmente bello che quello sguardo si è subito riempito d’Amore. Per il papà è stato lo stesso, un colpo di fulmine. “Quando abbracci un figlio abbracci l’Amore. Che abbia gli occhi a mandorla o meno non ha nessuna importanza”.

Naturalmente sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata, ma la nostra famiglia unita avrebbe superato ogni ostacolo, ne eravamo certi. L’idea di base era quella di trattarlo esattamente come avevamo fatto con Simone, suo fratello, senza sconti di nessun genere, senza trattamenti di favore, ma seguendolo costantemente e intensamente in ogni sua attività perché potesse accrescere in modo naturale le sue capacità.

La sua infanzia è stata molto serena, a parte alcuni problemi di salute, che ogni tanto ci facevano correre in ospedale. Certo non è stato tutto semplice, ma le difficoltà le abbiamo sempre affrontate utilizzando una formula speciale fatta di determinazione, impegno, un pizzico di coraggio e tanta voglia di dargli il massimo. .

Il mondo fuori è la vera difficoltà


Le uniche difficoltà vere – prosegue la mamma- non erano i problemi legati alla Sindrome di Down, il vero handicap erano gli ostacoli esterni, ad iniziare dalla burocrazia che ci costringeva spesso ad inutili trafile. Grandi ostacoli erano poi legati alle richieste, per quanto previsto dalla nostra legge in relazione alla scuola. Il sostegno e l’assistenza te li dovevi sudare nonostante fossero dovuti.

Non avevamo aspettative particolari, vivevamo alla giornata facendo però ogni giorno del nostro meglio perché nostro figlio potesse raggiungere il massimo delle sue possibilità. Se aveva delle passioni particolari cercavamo di coltivarle perché eravamo convinti che maggiori fossero gli stimoli, maggiori sarebbero state le possibilità di crescita.

La scuola del primo ciclo fu per lui una scoperta fantastica, materna ed elementari furono una gran bella esperienza. Anche le medie, tutto sommato non andarono malissimo,  tra insegnanti di sostegno impegnati ed altri decisamente meno.

La cosa peggiore che accadde alle superiori non fu lo scontro iniziale con gli insegnanti, ma la non accettazione, da parte dei compagni di scuola, della presenza di un ragazzo con la Sindrome di Down in classe.  Gli insegnanti ci dicevano, e forse ne erano convinti, che fosse molto ben integrato nella classe, ma non era così. Aveva chiesto il numero di telefono a tutti i suoi compagni, per poterli chiamare in caso di necessità, magari per farsi dare i compiti. In 5 anni l’unico che gli diedero era sbagliato. Per fortuna aveva amici fuori della sua classe, per fortuna c’era lo sport, c’era Special Olympics.

Lo sport che include


Non ci arrivammo subito alle attività sportive. Ci rendemmo conto di aver trascurato questo aspetto alla fine delle elementari. Nella festa in piscina della classe era l’unico che portava i braccioli nonostante amasse molto l’acqua.

Decidemmo che a settembre avrebbe iniziato un corso di nuoto. Fu inserito in un gruppo di bambini un po’più piccoli, ma imparò prestissimo e brevetto dopo brevetto arrivò in fretta a nuotare con i suoi coetanei.

Passò qualche anno e il nuoto ora era per lui qualcosa di fondamentale. Stava in acqua per divertimento e per passione e non avrebbe più potuto farne a meno. Nel frattempo un caro amico ci aveva invitato ad una manifestazione di Special Olympics. Ci aveva già invitato in un’altra occasione, ma avevamo detto di no. C’era una specie di rifiuto inconscio verso un’attività che credevamo dedicata solo a persone con disabilità. Non potevamo neanche immaginare che Special Olympics era molto, molto di più e che a breve sarebbe diventata la nostra seconda famiglia.

La Convention di Fiuggi fu illuminante. Gabriele fu entusiasta della compagnia degli altri Atleti e delle decine di volontari, giovani come lui, passarono insieme tutto il pomeriggio in una serie lunga e divertente di attività.  Noi ci trovammo immersi in un mondo fatto si di sport, ma soprattutto di amicizia, di solidarietà, di entusiasmo e di inclusione. Ci sentimmo subito a casa nostra.

Quella casa non l’abbiamo mai più lasciata. Gabriele ha iniziato a fare gare di nuoto con il team Special Olympics “Liberi di fare Sport – Tivoli” ed ogni gara che faceva era qualcosa di molto importante perché non era solo la gara, era tutto ciò che girava intorno all’evento che lo affascinava e che ci affascinava. L’incontro con vecchi e nuovi amici. Lo scambio continuo con i volontari, le attività collaterali. Le serate insieme, la musica, il ballo e la voglia di vincere che però non era mai voglia di essere “migliore” dei suoi amici, perché in vasca con lui ora c’erano veri amici. Erano sempre gare alla pari e, gara dopo gara, crescevano abilità ed autostima.

Gabriele è stato sempre un ragazzo sicuro di sé, ma attraverso lo sport, le sue regole, i sacrifici a volte necessari è cresciuto molto. È diventato un uomo. Maturo ed affidabile. Gentile, premuroso e molto educato. Il nuoto però sembrava poco per la sua instancabile voglia di fare e così ha iniziato a cimentarsi anche in altri sport come il bowling e il calcetto, che uniti alle altre attività extrasportive, gli riempivano le giornate.

I Giochi Mondiali ad Abu Dhabi


La partecipazione ai Giochi Mondiali nel 2018 ha suscitato in Gabriele una fortissima emozione, è molto legato a Special Olympics e questa opportunità lo  ha riempito di orgoglio, anche se è schivo e non ne parla molto neanche con gli amici. È una cosa che sente sua, che ha interiorizzato senza avere la necessità di raccontarla ai 4 venti. Senza farsi pubblicità perché per lui le cose serie non hanno bisogno di essere raccontate prima. Si fanno, possibilmente al meglio, e si è felici. Per lui è un traguardo enorme, una soddisfazione ed un onore.

Anche per noi le sensazioni sono simili. La partecipazione di Gabriele ai Giochi Mondiali di Abu Dhabi è stata una grande gioia, una soddisfazione enorme. Non abbiamo mai dubitato delle capacità e possibilità di nostro figlio, o di quelle di altri Atleti con disabilità intellettive. I nostri ragazzi sono come scrigni che all’interno custodiscono un tesoro prezioso. Ognuno di loro ha delle doti che spesso sono chiuse lì dentro. Sta a chi gli sta intorno metterlo nelle condizioni di tirarle fuori.
Lo sport è un mezzo fantastico per aprire questi scrigni. Una sorta di passepartout che, se affidato a tecnici qualificati, permette di aprire anche quelli più serrati. Ho visto realizzare veri e propri miracoli in vasca in questi anni e ci sono persone che, per questo, non smetterò mai di stimare.

In questi ultimi anni ho un motivo in più per gioire. Lo sport unificato. È caduto così l’ultimo, sottilissimo velo che al primo invito mi fece rispondere di no. Toglie il fiato vedere sullo stesso campo, in un’unica squadra, ragazzi con e senza disabilità e toglie il fiato soprattutto il fatto di non saperli riconoscere mentre giocano. Cosa c’è di più bello ed inclusivo? È un sogno che si sta realizzando.

Imparare a credere nei propri sogni

 

A proposito di sogni, dopo il diploma, il lavoro, la fidanzata il sogno mondiale è stato oltre che fantastico di per se, anche di splendido auspicio. Gli ha infatti portato fortuna, visto che, immediatamente dopo la lettera di convocazione, è arrivata la notizia del coronamento di un altro  incredibile sogno, quello della sua partecipazione ad una importante fiction televisiva “Ognuno è Perfetto” andata in onda sul primo canale Rai.

E noi genitori cosa desideriamo? Potrebbe sembrare retorico, ma il desiderio è che sempre più ragazzi come Gabriele abbiano la possibilità di realizzare sempre tutti i loro sogni. Desideriamo un mondo più inclusivo e siamo convinti che lo sport sia un grandissimo mezzo d’inclusione e che Special Olympics sia la miniera da cui attingere. La dimostrazione di quanto crediamo in questa splendida realtà è il fatto di aver preso in carico il Team in cui ha iniziato a fare sport Gabriele. Ora con “Liberi di fare Sport – Tivoli” abbiamo 40 ragazzi che si dedicano attivamente al nuoto, al calcio, alle bocce, al bowling, all’atletica e se riusciamo presto anche alla pallacanestro e al rugby. Siamo un po’ “pazzi”, ma vale la pena se non altro per gli splendidi sorrisi che ci regalano i nostri atleti.

Cosa sogniamo invece per nostro figlio, anzi per i nostri figli? Sogniamo di vedere realizzati i loro sogni e i loro desideri, vederli felici ci da una gioia, una serenità e una carica che ci mantiene attivi, vitali e ci fa fare di tutto e di più per loro. Qualche amico in modo bonario ci dice – Ma voi siete matti, ma dove la trovate tutta questa voglia? –

La troviamo in loro, solo in loro, e siamo felici di essere presi per pazzi se esserlo significa non smettere mai di sognare.

 

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