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La storia di Marco Beltrame

La salita di Marco

Marco ha 21 anni ed è entrato a far parte della nostra vita all’età di tre anni quando nel giugno del 2003, dopo un anno di attesa,  partiamo per andare a Burgas in Bulgaria nell’istituto dove lui ha vissuto fin dalla nascita.

In realtà noi avevamo già visto  Marco per poche ore un anno prima ma, quando siamo arrivati in questo istituto, ci siamo trovati di fronte un bambino che non sembrava affatto lo stesso che avevamo lasciato; Marco non era assolutamente cresciuto, appariva molto trascurato e sofferente  e camminava solo se tenuto per mano. Noi ci siamo guardati increduli e preoccupati  di fronte ad un Direttore che ci assicurava che Marco era un bambino che mangiava tutto, quando in realtà lo avevano portato con un biscotto durissimo in bocca che non riusciva assolutamente a masticare perché non aveva più un dente, ci disse anche che Marco era un bimbo sano e forte, quando invece stava in piedi a fatica, infatti abbiamo poi scoperto che a tre anni pesava solo 7 kg.
Il nostro unico desiderio era uscire da quell’istituto e andarcene con lui. Da li è iniziata  la nuova vita di Marco e la nostra nuova vita.

I primi giorni, subito dopo l’adozione sono stati durissimi. Marco aveva momenti di pianto inconsolabili, non mangiava assolutamente nulla ad eccezione di pane e acqua, rifiutava qualsiasi altro cibo, non parlava, ovviamente non comprendeva la nostra lingua e camminava appena. Noi eravamo disperati e ci sentivamo inadeguati ma improvvisamente un giorno  Marco, con un biscotto in mano, ci guardò e ci  regalò uno splendido sorriso. Da quel momento è rinato.

La rinascita

Ha iniziato a crescere ,ad accettare il cibo ma soprattutto ad accettare noi, il nostro contatto fisico, il nostro amore e le nostre coccole . Nel frattempo per noi è diventato sempre più  evidente  il fatto che i problemi di Marco non fossero legati solo al dramma dell’abbandono  e della trascuratezza fisica ed affettiva che aveva vissuto in istituto ma sicuramente c’era dell’altro e da qui  la scoperta della sua disabilità intellettiva.

Non è stato semplice accettare una diagnosi di autismo e non è stato semplice accettare le parole di una psicologa che, sicuramente in buona fede, dice che tuo figlio non parlerà mai, non imparerà né a leggere e neppure a scrivere e che potrà fare ben poco nella vita.  Noi a queste parole non abbiamo mai creduto perché intanto avevamo imparato a conoscere Marco che ogni giorno ci stupiva per i suoi progressi e per quelle abilità che emergevano proprio quando ,dopo tanto impegno ormai non te li aspettavi più. Ed è sempre stato Marco che nei momenti di sconforto e di stanchezza ci ha stupiti con un progresso che non ci saremmo mai aspettati, come a volerci dire: “ora vi faccio vedere io quello di cui sono capace!” magari un piccolo passettino ma sufficiente per darci la fiducia e la forza di continuare a  credere in lui.

Marco ha iniziato a fidarsi di noi praticamente da subito e noi non sapevamo fino a dove saremmo potuti arrivare e quanto potevamo provare a fare con lui, però abbiamo sempre creduto che l’ importante fosse non limitare le opportunità di fare nuove esperienze magari facendo poi un passo indietro. Marco in questo ci ha sempre aiutati , non ha  mai detto di no a nulla ha sempre voluto provarci  ed è sempre andata bene.

 

L’amore per l’acqua

GIà pochi giorni dopo il suo arrivo abbiamo capito che gli piaceva tantissimo giocare con l’acqua, passava ore a fare schizzi, a giocare e a mettere la testa sott’acqua, spesso erano movimenti stereotipati, questo sì, ma   il contatto con l’acqua, giocare con l’acqua  per lui era importante e motivante; non per niente la prima parola che Marco ha provato a pronunciare è stata acqua.

Così decidemmo di portarlo in piscina. All’inizio non ci sembrò una grande scoperta  perché  aveva paura e rimaneva sempre aggrappato a noi ma nel  frattempo, fortunatamente, a Marco era stata affiancata Francesca l’educatrice che poi per anni lo ha seguito e che di fatto gli ha aperto di fronte nuove strade e possibilità: le attività extrascolastiche , i soggiorni estivi e lo sport  quello vero che ti insegna a crescere che ti insegna ad essere autonomo a stare con gli altri  ad affrontare nuove sfide. Marco ha iniziato a praticare nuoto costantemente e a gareggiare e nel 2008 ha partecipato per la prima volta ai Giochi Nazionali Estivi Special Olympics a Biella  e poi non si è più fermato .Ora è un’Atleta Special Olympics a tutti gli effetti e le opportunità che questo Movimento ci ha offerto sono incredibili.

 

La sete di autonomia

Non avremmo mai pensato di poterlo lasciare andare via di casa per partecipare alle gare invece, grazie ai suoi educatori ed ai suoi tecnici, Marco con il tempo ha imparato a gestirsi nella quotidianità, ha imparato ad essere meno selettivo nel cibo, ha imparato a relazionarsi meglio con gli altri, ha imparato ancora ad avere comportamenti più adeguati e a rispettare le regole e ad essere più sicuro ma anche consapevole dei suoi limiti .Ed ogni volta che c’è una gara, un evento Special Olympics, insomma ogni volta che c’è un’occasione per andare, Marco è  sempre pronto e non vede l’ora anche e soprattutto perché andrà da solo senza i suoi genitori.

E di nuovo non abbiamo voluto limitare le possibilità a Marco  di fare nuove esperienze quando una domenica d’inverno in montagna, aveva circa 9 anni , decidemmo di  affittare degli sci per vedere come se la sarebbe cavata (in realtà avevamo notato un buona capacità di equilibrio e di senso del pericolo quando gli regalammo un monopattino) andò bene e, vista  anche la sua passione per le funivie e le seggiovie, decidemmo di proseguire anche questa strada.

Così  Marco ha iniziato a sciare con noi, ha frequentato dei corsi di sci e  ha poi  partecipato per la prima volta ai Giochi Nazionali Invernali  a La Thuile. E di nuovo lo sport l’associazione e  Special Olympics hanno dato a Marco  nuove opportunità per crescere  e per affrontare nuove sfide non solo sportive.

 

La scuola inclusiva

Certo, noi abbiamo imparato ad entusiasmarci per ogni piccolo, grande  progresso ma le difficoltà e i momenti di sconforto ci sono e ci sono stati.

Le nostre preoccupazioni sono diventate più grandi quando per Marco è arrivato il momento di iniziare il  suo percorso scolastico, le difficoltà di linguaggio, la difficoltà nelle relazioni e nell’apprendimento, le sue ansie, le stereotipie e i suoi problemi comportamentali ci facevano temere che Marco non venisse compreso ed avevamo paura  di non trovare persone adeguate e disponibili, ma non è stato così.

Forse siamo stati fortunati ma il percorso scolastico di Marco (a parte un intoppo durante il primo anno della scuola media) è stato un susseguirsi di progressi .Certamente non sono mancate le  situazioni problematiche, Marco era comunque un bambino impegnativo, ma sia alla scuola dell’infanzia che  alla scuola media fino al liceo   abbiamo  trovato validi insegnanti  che hanno sempre creduto in lui ,ha imparato a leggere, a scrivere, ha sempre dimostrato buone capacità in matematica ed ottime abilità manuali anche di precisione, ha trovato compagni che hanno imparato a conoscerlo, a capirlo e ed accettarlo.

 

La musica di Marco

Poi un giorno la maestra della scuola primaria ci disse che Marco seguiva il maestro di musica come tutti i suoi compagni.  Abbiamo scoperto che sapeva suonare lo xilofono e poi sempre per caso un giorno abbiamo scoperto che, dopo aver ascoltato sua cugina al pianoforte, riusciva a suonare lo stesso brano semplicemente ad orecchio. Da allora Marco segue lezioni di pianoforte ed ha imparato anche a suonare leggendo gli spartiti.

 

Il mondo del lavoro

Marco ci ha stupiti anche  quando ha iniziato le scuole superiori ed ha imparato a spostarsi da casa a scuola con l’autobus in completa autonomia dimostrandoci, ancora una volta, che possiamo e dobbiamo credere nelle sue capacità.

Marco è  adulto e ora più che mai  dobbiamo continuare a fidarci di lui per dargli sempre la possibilità di affrontare nuove sfide come quella di un inserimento lavorativo, forse la sfida più  importante.

E se ci siamo arrivati è grazie a tutte le persone che hanno sostenuto ed   hanno sempre creduto in Marco, alla famiglia, ai suoi cugini che sono stati per lui come delle sorelle e dei fratelli maggiori, ma fondamentale è stato grazie allo sport e a Special Olympics. Si  perché lo sport è inclusione e dallo sport tutti noi abbiamo imparato a non vedere solo le difficoltà di Marco, che ci sono, sono il suo contorno e ci saranno per sempre, ma abbiamo  imparato  ad andare oltre perché questi ragazzi vanno scoperti e, quando  ripenso alle parole di quella psicologa che ci disse di non aspettarci grandi cose  da lui,  allora credo che avrebbe dovuto conoscere Special Olympics.

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