Home 9 News 9 La Storia di Filippo Montemurri

La Storia di Filippo Montemurri

Il racconto di mamma Patrizia

 

Smarrimento, sgomento furono le prime sensazioni quando, 35 anni fa, fummo informati che il nostro Filippo, appena nato, presentava la Sindrome di Down; Cosa avremmo potuto fare e soprattutto cosa avrebbe fatto lui negli anni seguenti?

Mai avremmo immaginato le soddisfazioni, l’orgoglio e la felicità che ci avrebbe regalato. La sua vita, certo con difficoltà maggiori anche dovute alle prevenzioni o alla scarsa sensibilità del contesto sociale, è stata ed è analoga a quella di Davide, fratello maggiore che per Filippo è stato sempre un esempio ed un riferimento. In realtà spesse volte Davide lo è stato anche per noi genitori, in particolare quando le prime volte in cui magari ci veniva spontaneo essere sempre presenti e fin troppo accudenti nei confronti di Filippo, Davide ci incoraggiava invece a lasciarlo tentare da solo, lasciarlo fare, specie nei piccoli gesti quotidiani come ad esempio allacciarsi le scarpe o usare correttamente le posate a tavola.  Davide è stato ed è tuttora un sostegno insostituibile e ci ha aiutato molto a rivoluzionare il nostro approccio alla disabilità.

 

Quella di Filippo è la storia di una persona di successo

Ricordo che poco tempo dopo la nascita il pediatra ci suggerì di mettere del miele attorno alla bocca di Filippo per stimolarne i muscoli ed evitare la lassità della lingua. Noi stimolavamo Filippo che si sforzava e compiva così il suo primo esercizio fisico.
Non importava quanto miele leccasse, l’importante era l’impegno, lo stimolo, era importante che qualcuno lo guidasse e premiasse per i suoi sforzi e qualcun altro  con le proprie competenze  desse consigli.
Fu allora che cominciammo a capire alcune cose che  avrebbero sempre accompagnato Filippo; comprendemmo che il perseguire un obiettivo, la ricerca e acquisizione di autonomie e capacità individuali sono aspetti essenziali nella vita di una persona con disabilità intellettiva; capimmo anche l’importanza dell’applicazione costante, della guida di persone care e dei consigli di persone esperte.

Ma poi, a pensarci bene, non sono questi elementi applicabili a qualunque bambino, ragazzo, adulto?

 

La passione per l’acqua e lo spirito di squadra

Una prima svolta nella vita di Filippo si ebbe quando, ancora piccolissimo (aveva appena imparato a camminare) un giorno che eravamo in spiaggia lo vedemmo avanzare per la prima volta in acqua senza alcun timore mentre l’acqua saliva, sempre più su, fino ad arrivargli alla bocca e poi più su ancora.

Noi lo guardavamo già esterrefatti mentre, ad occhi aperti e completamente sommerso, ci osservava felice.

Lo portammo in piscina dove imparò a nuotare e dove partecipò alle prime “gare” tra bambini. Seguirono con la crescita anni di ricerca di piscine e di allenatori “disponibili” mentre Filippo non solo si rafforzava nel fisico (per un certo periodo detenne anche il “record” europeo dei 25 dorso nella sua categoria), ma traeva grandi benefici dal contatto con i compagni di squadra, con i tecnici, con il pubblico presente alle gare, si abituava ad ambienti e situazioni diverse da quelle della usuale vita quotidiana e ne traeva stimoli.

Poi la svolta vera: entrammo in contatto con Special Olympics e quello che fino ad allora era appena abbozzato diventò un vero e proprio stile di vita: lo sport come strumento di inclusione sociale, di incremento della autostima, di confronto ma anche di rispetto per gli altri e di condivisione degli stessi valori.

Le capacità di autonomia di Filippo ne trassero un ulteriore giovamento.

Nuove opportunità sportive lo attrassero: il nuoto lo appassionava ma lui amava la compagnia, gli amici, la condivisione. Entrò  così a fare parte di una squadra di basket naturalmente affiliata a Special Olympics; se il nuoto gli dava fiducia nelle proprie capacità, il gioco in squadra lo aiutò ulteriormente a sviluppare la capacità di rapportarsi con gli altri, a capire il significato di “gruppo” che mira ad un obiettivo comune.

Farne parte ebbe una importanza fondamentale per la sua crescita e maturazione; Filippo era sempre pronto a motivare e incitare i compagni di squadra e quando necessario, a consolarli. Aveva, ed ha, il dono naturale di creare coesione tra le persone: è sempre stato così, in famiglia, nella squadra e non solo.

Non c’è bisogno di dire quanto tutto ciò sia stato importante sia per la sua salute e crescita fisica, sia per quel che riguarda l’autostima, l’autonomia e soprattutto i rapporti con i suoi compagni ma anche con tutti gli altri.

“io voglio essere un esempio per i miei compagni e per questo devo sempre cercare di fare ciò che dicono gli allenatori e comportarmi in modo giusto sia in campo che fuori” ha detto una volta durante un’intervista.

Filippo si è cimentato in una moltitudine di sport: oltre al nuoto e al basket,  ha praticato anche calcio, sci, diving  e golf. Il suo grande impegno e la sua proverbiale costanza lo hanno premiato, nel 2011 con la convocazione ai Giochi Mondiali Special Olympics di Atene nella squadra del basket. Non so se alla notizia della convocazione eravamo più commossi, confusi, entusiasti, eccitati noi o lui.

Quindici giorni ad Atene con la rappresentativa italiana, lontano (ma per lui non era più una novità) dai genitori con un obiettivo preciso: impegnarsi al massimo, come sempre aveva fatto, ma in uno scenario incredibile.

Ogni esperienza sportiva, dall’evento locale fino al mondiale, ha portato Filippo ad una crescita essenziale per la sua vita e per ciò che accadde  quando Special Olympics organizzò un evento sportivo in collaborazione con un negozio di una grande multinazionale di abbigliamento sportivo vicino Roma; fu in quell’occasione che il direttore del negozio e tutti gli altri impiegati che parteciparono come volontari entrarono in contatto con gli Atleti Special Olympics e, tra loro, con Filippo.

 

L’opportunità nel mondo del lavoro

Dopo  poco tempo il direttore del negozio ci chiese se fossimo interessati a far fare a Filippo uno stage di sei mesi come addetto al magazzino.
Filippo fu affiancato per un mese da un’assistente dell’Associazione Italiana Persone Down ed al termine del periodo lo stage fu rinnovato per altri sei mesi. Successivamente, l’ Azienda offrì a Filippo un contratto di formazione lavoro della durata di quattro anni! L’autonomia di Filippo cresceva sempre più nel lavoro e lui era sempre trattato esattamente come tutti gli altri dipendenti, senza mai nessun pietismo o favoritismo.

All’approssimarsi della scadenza dei quattro anni, pur non parlandone in casa, Filippo cominciava ad essere più nervoso perché capiva che poteva chiudersi un periodo importantissimo per lui, ma tre mesi prima della scadenza  il direttore del negozio (nel frattempo ne erano cambiati tre) telefonò a papà Giuseppe dicendogli che d’accordo con la direzione europea si era deciso di assumere Filippo con un contratto a tempo indeterminato, senza necessità di aspettare la scadenza del contratto di formazione. Il direttore disse che la scelta non era stata difficile, nonostante il momento economico non favorevole, perché Filippo aveva meritato di essere assunto per il suo comportamento sul lavoro, la sua dedizione, la mancanza di assenze e perché sin dall’inizio era stato lui il “collante” del gruppo. Ricordò anche che per due volte negli anni precedenti Filippo era stato eletto dai suoi colleghi “collega dell’anno”.

Mio marito non riuscì subito a dire per telefono quello che sentiva o a ringraziare perchè era troppo commosso – racconta mamma Patrizia – stava vivendo un momento fondamentale nella vita di nostro figlio e nostra e l’emozione che provò era identica a quella provata pochi anni prima quando il fratello maggiore di Filippo ci comunicò che era stato assunto. Richiamò dopo un po’, scusandosi, e spiegando che l’emozione aveva avuto il sopravvento.

Nessuno scrittore, per quanto abile, potrebbe descrivere l’espressione di felicità, soddisfazione, orgoglio che apparve sul volto di Filippo quando gli demmo la notizia. In tanti anni di lavoro Filippo non ha mai disatteso le aspettative riposte in lui. Ha sempre lavorato con dedizione e straordinario impegno. Il suo impiego lo vede adibito al magazzino, ma ci sono volte in cui lo vedi adoperarsi tra i reparti e ultimamente, a causa della pandemia, a lui è stato affidato anche una postazione al contingentamento all’entrata del negozio.  Un ruolo che gli ha permesso di mostrare il meglio sé in termini di pazienza e gentilezza ricambiato dalle persone in fila che, ammirate dalla sua pacata accoglienza, non hanno mostrato il minimo disappunto ed anzi hanno aspettato serenamente il loro turno. Prova ne sia un simpatico post apparso poco dopo su Facebook . scritto di getto da una signora rimasta favorevolmente colpita da Filippo.

 

La riflessione

Quando è nato Filippo avevamo paura per il suo futuro e, con il senno del poi, ci siamo resi conto che le principali rassicurazioni le abbiamo generosamente ricevute non da medici e specialisti ma da altri familiari, altri genitori con la medesima condizione in famiglia. Ci vuole più impegno, più pazienza, ci vuole forza ma la conquista di un’autonomia non solo è possibile e doverosa, ma è anche sbalorditiva.

Filippo negli anni ha saputo conquistare molto più di quanto ci saremmo mai aspettati.  Conduce la sua vita con ammirabile empatia, semplicità e gentilezza e colleziona traguardi insospettabili, anche nel cuore delle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Ad esempio abbiamo una coppia di amici – racconta la mamma – che per lungo tempo ha provato ad avere un figlio, quando poi alla fine ci sono riusciti, in età avanzata, al momento dei controlli specialistici, hanno saputo di aspettare un bambino con la Sindrome di Down. Ricevuta la notizia, non se la sono sentita di portare avanti la gravidanza pur sapendo che quella sarebbe probabilmente potuta essere l’ultima occasione di diventare genitori.

A distanza di tempo il destino ha voluto poi che le nostre vite si incrociassero. Hanno entrambi conosciuto e amato Filippo al punto che lei mi confidò una confessione che mi colpì molto e mi fece riflettere: ” Se avessi conosciuto Filippo prima di  rimanere incinta, non avrei mai voluto abortire”.

Sarà perchè in genere si teme ciò che non  si conosce, sarà perchè la disabilità intellettiva spaventa tanto, ma con il senno del poi, possiamo dire che per noi Filippo è stato un dono. Ogni giorno ci rende più ricchi, ci ha resi persone migliori.

 

 

 

—–

 

Scopri come sostenere tutti i progetti di Special Olympics Italia

Resta in contatto con noi, iscriviti alla newsletter per ricevere i nostri aggiornamenti settimanali.

Condividi!

Condividi questo post con i tuoi amici