Il coraggio di non mollare mai: la storia di Paolo

5 Mag 2017 | Giochi Nazionali Estivi 2017, Storie

Il coraggio di non mollare mai, neanche di un centimetro, a Paolo gliel’ha insegnato il papà, Romano, che ha lottato fino all’ultimo, con quello stesso coraggio, contro un male incurabile. Il suo primo tifoso, al seguito della Delegazione Italiana a Los Angeles, in occasione degli ultimi Giochi Mondiali Estivi, dove tra i 101 atleti che stavano andando a rappresentare il proprio paese, c’era anche Paolo. Era orgoglioso Romano, lo mostrava con fierezza indossando, ad ogni evento, la maglietta con sopra scritto “Sono il papà di un Campione”. Dopo il Bronzo mondiale nei 100 metri misti, Paolo Fanelli, 23 anni di Roma, dall’11 al 14 maggio entrerà nuovamente in vasca, a Terni in occasione dei Giochi Nazionali Estivi; lo farà con la consapevolezza che, anche questa volta, il suo più grande tifoso gli sarà vicino. La forza di Paolo è stata proprio questa: una famiglia unita che lo ha incitato e stimolato, nel modo giusto, nel vivere la vita come opportunità a dispetto di una società non ancora pienamente pronta a concederla a tutti. Supportandolo ed incoraggiandolo nei momenti di difficoltà: credendo fortemente nello sport come strumento di crescita individuale e sociale. Una convinzione ed una volontà che hanno spinto Elena e Mery, mamma e sorella di Paolo, a contribuire economicamente, attraverso la campagna di raccolta fondi “Adotta un Campione”, alla partecipazione di Matilde Zipoli, atleta come Paolo, ai recenti Giochi Mondiali Invernali che si sono tenuti in Austria. Perché la vita, fatta di opportunità, deve essere garantita ad ognuno.

L’effetto Pigmalione e la previsione determinante
Durante un torneo di tennis fu chiesto al giocatore che poi lo vinse, come mai riuscisse quasi sempre a strappare un punto con la prima palla di servizio, proprio quando ne aveva più bisogno. Penso che sia soprattutto perché il pubblico se l’aspetta rispose il tennista; sanno che mi è riuscito altre volte e pensano che possa riuscirmi di nuovo. Una specie di “previsione determinante”, una parola che indica la capacità che avrebbero certe previsioni di creare le premesse necessarie affinché esse si avverino. E una forza misteriosa, presente nella vita di ogni giorno, che può agire nei modi più diversi. Prevedere la pioggia o il sereno non cambia il tempo che farà domani, ma un sondaggio dell’opinione pubblica che preveda la vittoria o la sconfitta di un candidato politico può influire in modo concreto sull’esito di un’elezione. Decidere qualcosa giocando a testa o croce non cambia le probabilità, ma far sapere ad un campione sportivo che si è scommesso su di lui può avere effetto sulla sua prestazione. Anche senza volerlo, noi comunichiamo all’altro l’opinione che abbiamo di lui, influenzandone il comportamento. Quasi tutto quello che affermiamo di una persona (e di noi stessi) può diventare una previsione determinante. Noi teniamo di continuo un dialogo con noi stessi. Facciamo continuamente previsioni su quello che possiamo o non possiamo fare. E sono tanti quelli che potrebbero fare molto di più se semplicemente si aspettassero di più da loro stessi.

La storia di Paolo
Ipotonico alla nascita, Paolo – racconta la mamma – ha imparato prima a nuotare e poi a camminare: da allora non ha più smesso. Una passione sempre più grande, la sua muscolatura si irrobustiva e, parallelamente, emergeva il talento. All’età di 12 anni viene introdotto in Special Olympics: partivo dalla considerazione – prosegue Elena – che nell’immaginario collettivo fosse ancora fortemente radicata l’idea di sport come espressione di vigore e forza di un atleta perfetto fisicamente e intellettualmente, pensavo che ce n’era ancora molta di strada per poter giungere a forme di integrazione nello sport, l’unica voce “integrazione” che trovavo utilizzata nell’ambito sportivo si riferiva ai nutrienti che l’atleta assume tipo sali minerali , vitaminici eccetera. Paolo grazie al programma sportivo Special Olympics cresceva nella tenacia e nell’autocontrollo, aumentava la fiducia in se stesso ed aveva occasioni di socializzazione. Cominciava – ricorda ancora la mamma – ad accettare di essere una persona con la Sindrome di Down, del resto durante gli eventi ne vedeva tanti nella sua stessa condizione, anche più grandi, che ce l’avevano fatta ad avere una vita realizzata attraverso lo sport. Così come ha conosciuto molte altre persone, con e senza disabilità intellettiva, tutte diverse tra loro: imparando a rapportarsi con tutti ed a condividere gioie ed esperienze importanti. Attraverso l’educazione sportiva, Paolo è diventato un atleta, nel corpo e nell’anima, che si sente capace, appassionato al nuoto e determinato negli allenamenti così come in occasione delle gare. Come quelle che si appresta a vivere fra pochissimo in Umbria per il primo appuntamento dei Giochi Nazionali Estivi dove gareggerà nei 50 metri delfino e 50 metri stile libero. Voglio ringraziare – conclude la mamma – tutti quelli che hanno contribuito, da sempre, a far emergere in Paolo il carattere che ha, così come tutte le sue potenzialità; se questo è stato possibile è proprio grazie a tutti quelli che credono in lui.

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