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Volontari e Volontari Speciali
05/01/2007
Patrizia e Filippo

Essere volontario Special Olympics è qualcosa che ti segna per sempre, o almeno, per me così è stato un susseguirsi di emozioni, di momenti indimenticabili, di esperienze forti, di nuove amicizie …penso che la stessa cosa valga anche per Filippo, “Pippo” come lo chiamiamo noi amici e per gli altri volontari “speciali”. Sì, dev’essere fantastico gareggiare, sapere che sono tutti lì per te, salire sul podio e ricevere la tanto ambita medaglia, ma è ugualmente fantastico essere lì per aiutare, per dare una mano come volontario. Filippo l’esperienza del volontario speciale l’aveva già provata diverse volte, quindi agli Europei era un vero esperto, sapeva esattamente cosa fare e non si è risparmiato nemmeno un attimo.

Per me è stato semplicemente straordinario passare tantissimo tempo con lui e con gli altri volontari speciali, stare con loro ogni istante della giornata, svegliarli al mattino con un po’ di musica, o portar loro la colazione a letto, scherzare sull’autobus, lavorare con loro durante la giornata, leggere anche la stanchezza sul loro volto, ma nello stesso tempo la felicità di essere lì, e poi , la sera, tornare al campeggio un po’ stanchi ma consapevoli che basterà una doccia per riprendersi subito e godersi tutta la serata (dall’aperitivo allo chalet di Cico e Simone, ai balli in discoteca, alla spaghettata di mezzanotte). Ricordo come tutte le sere era difficilissimo convincerli ad andare a letto dopo un certo orario: una vera impresa!! nonostante la stanchezza non volevano mai andare a dormire, e Filippo non faceva eccezione, fino a quando poi lo accompagnavo nel suo letto, gli rimboccavo le coperte e gli davo il bacio della buonanotte. E poi alle 7 si ripartiva…. è stato semplicemente fantastico. Pippo gli ultimi giorni ha avuto anche la febbre, così è riuscito ad attirare tutte le attenzioni su di sè, favorendo anche un cambio di alloggio: dallo chalet di Giovanni e Stefano, si è trasferito nel nostro bungalow, così potevo stargli ancora più vicino e riempirlo di coccole e attenzioni (contento, eh?).

 

Insomma, io so di aver provato grandi emozioni e di aver vissuto momenti indimenticabili, ma la cosa che mi rende ancora più felice è la consapevolezza di aver contribuito, anche in minima parte, a far passare sei bellissimi giorni anche a loro. Come al solito, ne sono tornata arricchita, tanto, davvero tanto e sono grata ai giochi europei anche per aver fatto si che io e Filippo ci conoscessimo meglio (era ora, dopo 4 anni).

Dal ritorno a casa ci siamo sentiti spesso e appena abbiamo l’occasione di vederci lo facciamo con tanta gioia. E’ vero, abitiamo un po’ lontano, ma Pippo sa che è nel mio cuore tutti i giorni, perché è davvero un ragazzo dolcissimo, affettuosissimo, speciale (e per me questa parola vuol dire davvero tanto). L’avventura degli europei era proprio impegnativa, ma nonostante le difficoltà, Pippo e gli altri volontari speciali sono riusciti a farci focalizzare bene il nostro obiettivo, facendoci capire: “Ehi, noi siamo qui, non pensate solo all’evento, alle persone famose, ai ruoli di importanza o a tutti coloro che non sanno veramente cos’è Special Olympics, noi siamo qui per stare con voi e divertirci”  e così, ancora una volta, un loro sorriso ripagava la nostra stanchezza e le nostre delusioni di giornata.

 

Filippo può farti morire dal ridere, con le sue battutine azzeccate, in modo semplice, sano e sincero, sa dirti “TI VOGLIO BENE” così, con immediatezza, senza tanti giri di parole o frasi lasciate a metà; i diversamente abili sono così, sanno regalarti un sorriso anche quando tu hai mille altri pensieri per la testa e non gli dai tutta la grinta che, invece, sono loro a trasmetterti; sono persone che ti comunicano un’infinita voglia di vivere, di divertirsi, un continuo impegno in ogni cosa che fanno per superarsi sempre e in ogni modo, nello sport come negli altri campi. Una continua sfida perennemente aperta, con se stessi, con le proprie capacità e i propri limiti cercando di vincerla ogni giorno.

 

Loro sono diversi da noi? si, lo sono: noi non siamo così veri, così autentici, e se li allontaniamo è solo perché abbiamo paura, ma se impariamo a conoscerli sicuramente potremo imparare davvero tante cose, come è successo a me. Quindi: grazie Patrizia, grazie Pino, e grazie a tutto lo staff di Special Olympics per avermi dato ancora una volta questa possibilità. Grazie anche a tutti gli altri volontari con cui ho condiviso questi momenti.

 

Patrizia





 
Special Olympics European Youth Games Rome 2006 - © 2005