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Disabilità intellettiva e inclusione possibile: lo sport può




















14 febbraio 2017 -
“Prima non facevo niente, se praticavo sport lo facevo da solo, ora gioco in una famiglia che mi da l’opportunità di confrontarmi” Federico Correzzola, atleta Special Olympics ieri alla Camera dei Deputati per il convegno “Disabilità intellettiva e inclusione possibile: lo sport può”

Quarant’anni fa le persone con disabilità intellettiva erano esonerate dalla pratica sportiva, non potevano entrare in palestra. Oggi che lo sport faccia bene a tutti, nessuno escluso, è un fatto consolidato. L’urgenza per un cambiamento radicale che venga condiviso e diffuso, però, richiede l’abbattimento di stereotipi e pregiudizi ancora radicati nella società odierna. Lo Sport può educare, formare, integrare, includere. Questo vale per tutti, ma per le persone con disabilità intellettiva è ancora più vero.

Si è svolto ieri pomeriggio, alle ore 16.30 presso la Sala della Lupa della Camera dei Deputati, il Convegno organizzato da Special Olympics Italia e da La Ruota Internazionale – organizzazione non profit nata per realizzare progetti e attività solidali svolte sia a livello nazionale che internazionale, con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo –

Introdotto dal saluto di Anna Maria Pollak, presidente della Ruota Internazionale la quale ha dichiarato: “Non appena abbiamo saputo di Special Olympics e della Campagna Adotta un Campione, ci siamo subito adoperati per aderire grazie anche al contributo dell’ambasciatore d’Austria. Vogliamo conoscere l’atleta o gli atleti che adotteremo insieme alle loro famiglie. Desideriamo partecipare, esserci.”
E dal saluto di Maurizio Romiti, presidente di Special Olympics Italia:
“Oggi gli atleti Special Olympics Italia sono 16mila, pochissimi rispetto al numero di persone con disabilità intellettiva presente nel nostro paese. Abbiamo bisogno di incontri come questo. Lo sport è uno strumento che compie dei veri e propri miracoli, unisce paesi in guerra, nell’ultimo evento internazionale, ad esempio, a Los Angeles nel 2015, 7000 atleti provenienti da ogni parte del mondo, sono stati felicemente insieme uniti da uno spirito positivo e gioioso. Dall'atleta si arriva alla famiglia, al team, l'associazione locale, fino a coinvolgere la comunità intera. Lo sport ha un potere enorme che offre all’atleta in primis, con Special Olympics, delle esperienze altrimenti difficili, che lo rendono sempre più autonomo”

L’incontro è proseguito con gli interventi di Paolo Lucattini, dottore di ricerca dell’Università del Foro Italico di Roma e Direttore regionale Special Olympics Italia Team Toscana che ha analizzato la sua tesi di dottorato: “La ricerca si basa su un campione di atleti, tecnici partner e volontari. Dai questionari somministrati è emerso come lo sport unificato sia lo strumento più efficace per coinvolgere i giovani, gli studenti di ogni ordine e grado, per creare inclusione. Lo sport non solo aiuta a migliorare se stessi, ma ha pure un valore culturale che apre alla diversità abbattendo ogni genere di stereotipi e pregiudizi”

Claudia Condoluci, Dipartimento di Scienze delle Disabilità Congenite ed Evolutive, Motorie e Sensoriali dell’IRCCS San Raffaele di Roma; “Consideriamo il movimento come una funzione cognitiva, non solo dell’articolazione, è legato al potenziamento della riabilitazione motoria, ma anche strettamente intrecciato ad aspetti relazionali e sociali. Lo sport, mantenendo la sua valenza riabilitativa, libera il movimento dallo stress e lo rende sempre piacevole grazie alla sana competizione. Lo sport migliora la qualità della vita anche, e forse soprattutto, per le persone con disabilità intellettiva”

Gerda Vogl, Ministro Plenipotenziario Ambasciata d’Austria “Siamo molto felici che i prossimi Giochi Mondiali Special Olympics siano ospitati in Austria dal 14 al 25 marzo che non è nuova a questa esperienza: già nel 1993, a Salisburgo e Schladming, 1600 Atleti provenienti da 63 nazioni gareggiarono in cinque specialità sportive, sono stati i primi Giochi Mondiali invernali Special Olympics organizzati al di fuori degli Stati Uniti. Ci siamo impegnati in collaborazione con la Ruota Internazionale per la Campagna Adotta un Campione. Lo sport ci insegna a vivere in un clima pacifico e leale e Special Olympics Italia in questo da il suo valido contributo dando l’opportunità di partecipare a questi eventi anche ad atleti che provengono da situazioni difficili”.

Raniero Regni, ordinario di Pedagogia Speciale all’Università LUMSA di Roma
Vorrei citare ”la grande bellezza”, riferendomi a quella dello sport, scendere una pista da sci, segnare un goal, fare canestro sono tutti gesti emblematici dello sport di eccellenza che, senza Special Olympics che lo integra e lo completa semplicemente non esisterebbe. Lo sport rappresenta un accesso privilegiato per l’inserimento delle persone con disabilità perché è un linguaggio che attraverso il corpo, abbatte barriere linguistiche, culturali, o fisiche. È questa la storia di Special Olympics, che abbiamo sentito anche nei precedenti interventi, quella di cambiare la vita, una straordinaria esperienza che vivono milioni di persone nel mondo.
E poi c’è il gioco che dal punto di vista antropologico è necessario perché l’essere umano ha straordinario bisogno del superfluo anzi direi che il superfluo è davvero necessario, pensiamo a un ragazzo disabile che è stato isolato in una stanza di un istituto cosa può provare quando entra in uno stadio, solo entrare in quello stadio è un’esperienza straordinaria. Lo sport e il gioco regalano all’essere umano emozioni indescrivibili, attraverso proprio il coinvolgimento del nostro corpo. Special Olympics è un metodo, è una via codificata da decenni di sperimentazione, dentro Special Olympics c’è il valore puro dello sport, per dare il meglio di noi stessi ponendosi con grandissimo coraggio e forza, anche sapendo perdere con grazia e non con rassegnazione, come fanno tutto gli atleti anche quelli di Special Olympics.
Mi ha colpito moltissimo il giuramento degli atleti, l’importante non è come siamo arrivati se primi o secondi, ma come abbiamo corso e se abbiamo dato il nostro meglio. Questa è una grande lezione che non dobbiamo dare a Special Olympics, ma dobbiamo prendere da Special Olympics.

Matteo Parsi, atleta Special Olympics: “Grazie a Special Olympics ho partecipato ad un Mondiale, quello di Los Angeles l’anno scorso, e non è una cosa da tutti i giorni. E’ stata una grande soddisfazione arrivare fino a li, è costato impegno e fatica ma ne è valsa davvero la pena, ho abbattuto più di qualche limite che credevo di avere.”

Paolo Spagnoli, tecnico Special Olympics “Quando si allena un atleta Special Olympics non si insegna solamente, si impara. E’ una scuola di vita in continua evoluzione dove ci si ritrova in una famiglia allargata. Quando ho avuto problemi di saluto che mi hanno allontanato dal campo sportivo, i miei atleti mi sono rimasti costantemente vicino, con continui messaggi e telefonate, un forte stimolo per me, per rientrare in forze e tornare ad alllenarli

Laura Bignami, parlamentare: “Porto la mia esperienza di madre. La mia medaglia è mio figlio disabile. Ho fatta mia l’affermazione: da vicino nessuno è normale e amo considerare le persone nella loro unicità. Parlo raramente utilizzando il termine “disabile” e la mia attività in questa legislatura si è concentrata sull’inclusione che non è altro che l’acquisizione dei diritti alla felicità, all’esistenza delle persone diversamente abili che si possono raggiungere in diverse modalità, Special Olympics è una di queste. E’ un’ ottica riabilitativa a favore anche delle persone cosiddette normali.”

Lucio Romano, parlamentare: “Anche chi è geneticamente sano ha in fondo in fondo una fragilità che si manifesta, c’è una parola che penso ci possa accomunare tutti oggi ed è la gioia. Negli interventi precedenti c’è sempre la dimensione emozionale, la diversa abilità è rappresentata sempre con quel tratto di sorriso, quella capacità di relazionarsi che forse quelli che si ritengono perfettamente sani hanno dimenticato, fatta di semplicità. Mi fa piacere comunicare che al Senato si è data l’opportunità per due persone con disabilità intellettiva, atleti Special Olympics, di frequentare uno stage,un percorso di formazione presso il Senato che sarà anche di collaborazione perchè, il personale docente qui presente sarà d’accordo, quando si insegna si impara.”

Franco Pieretto, emozionatissimo genitore di Carlo e Filippo, atleti Special Olympics
“Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di raccontare la storia della mia famiglia qui, in questo contesto così prestigioso. Io e mia moglie siamo entrambi insegnanti di scienze motorie.
L’adozione dei nostri figli è durata molto, dopo circa due anni di burocrazia a Natale ci è arrivata la fotografia di Filippo e siamo “volati”. Filippo e Carlo, i nostri figli, li abbiamo incontrati per la prima volta in un orfanotrofio in degrado in Bulgaria che si trovava su una collinetta, isolata dal resto del mondo. Erano insieme ad altri ottanta bambini e a quattro operatrici ed io e mia moglie avremmo voluto adottarli tutti. Erano sporchi, malnutriti, riversavano in condizioni davvero critiche. Arrivati a casa, a sette anni, odoravano ogni cosa, sembrava fossero appena nati e per un verso è stato davvero così. Li abbiamo scelti. consapevoli delle difficoltà intellettive di entrambi, una condizione che non ci ha mai spaventato.
La vita in una famiglia tradizionale per loro era un’assoluta novità ed il percorso di adattamento e di crescita è stato, per tutti noi, lento e graduale. Special Olympics è stata una prorompente iniezione di fiducia. L’inserimento, per Filippo, è stato difficoltoso dal momento che non si capiva quale fosse “il suo sport” ne ha provati diversi prima di trovare la sua dimensione nel calcio a 5 e un’altra famiglia nel Team Tevere Remo. Mio figlio Carlo, dei due, è quello che ha la disabilità più importante, mi rammarico di averlo avvicinato allo sport solamente da un paio di anni, perché anche per lui Special Olympics è stato una rinascita. Aveva difficoltà nell’accettare il contatto fisico con le persone, non voleva essere toccato, veniva turbato dai rumori forti. Oggi si sta trasformando, il contatto fisico di un abbraccio lo cerca lui per primo e sta imparando a comunicare con il suo coach. I suoi sport sono il canottaggio e le ciaspole.
Filippo lo scorso anno ha partecipato ai Giochi Mondiali a Los Angeles mentre Carlo ha capito il valore di una medaglia al collo. Entrambi i nostri figli, da quando si sono affacciati allo sport, sono stati – e lo sono ancora – protagonisti di un percorso di autonomia di inestimabile valore. Con Special Olympics siamo entrati in una grande famiglia dove oggi i nostri figli , con tutte le loro difficoltà, si sentono cittadini del mondo e si aprono all’altro sempre con maggiore facilità e semplicità. ”

Elisa Orlandini, genitore di Raffaele Boscolo, atleta Special Olympics: "Desideravamo da due anni un terzo figlio che non arrivava. Un'amica che, qualche anno prima, aveva adottato una bambina con la sindrome di Down ci disse di essere stata contattata dal giudice che aveva seguito il suo caso e che il Tribunale dei Minori cercava una famiglia disponibile ad un affido terapeutico per un piccolo, con sindrome di Down, che doveva essere operato urgentemente per una malformazione cardiaca. Io e mio marito siamo entrambi medici e la cosa sorprendente era che avevamo già vissuto, con il nostro primogenito, l'esperienza di un intervento cardiochirurgico conclusosi poi positivamente. Decidiamo di affrontare la sfida, l'intervento si realizza con pieno successo ma quando il nostro compito “istituzionale” era finito eravamo già una famiglia e abbiamo adottato Raffaele con grande gioia. Oggi siamo una famiglia dinamica e sportiva, Raffaele va in bicicletta e ama lo sci. Con Special Olympics abbiamo scoperto un nuovo approccio allo sport, una grande motivazione per Raffaele. Quella stessa motivazione che per lui era difficile trovare sui libri di scuola, oggi la vive ogni giorno con l’ opportunità di socializzare con altri ragazzi e genitori, di mettersi alla prova divertendosi, di valorizzare ogni piccolo passo avanti nella realizzazione della propria autonomia, di sentirsi realmente protagonisti in una realtà accogliente e inclusiva. Mi auguro che voi tutti, dopo aver partecipato a questo magnifico convegno, vi farete portatori del messaggio Special Olympics."

L’augurio di mamma Elisa, espresso a fine convegno, da oggi è sicuramente più reale e Special Olympics si sentirà – e lo sarà davvero- ogni giorno più forte nel dare il suo contributo alla piena inclusione delle persone con disabilità intellettiva nella società.

Martina Casagrande, atleta Special Olympics, ha recitato il giuramento a chiusura: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”








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